27 marzo 2009 ~ Seguici anche su Facebook ~ scrivi un commento

Un corso insegna a diventare geishe

di Laura Losi

moda GeishaUn’arte antica che veniva insegnata ad alcune donne fin da bambine, in un addestramento che durava anni e che comprendeva le discipline più diverse: questa era la geisha in Giappone, un’artista, una professionista in grado di ballare, cantare, intrattenere gli ospiti durante la complicata cerimonia del tè e via dicendo. A confronto, sembra quasi uno scherzo il corso un po’ troppo rapido organizzato a Milano dall’associazione ConsumtorItalia, che dura due ore al costo di 25 euro, e che appare quasi uno scontato epilogo di un processo che ha portato alla progressiva banalizzazione di questa misteriosa figura, spesso assimilata erroneamente ad una prostituta. Le insegnanti, manco a dirlo, si propongono come ex-apprendiste geishe, che hanno appreso i segreti dell’arte e ora sono pronte a rivelarli alle aspiranti “colleghe” occidentali. Pare che il corso verta sull’arte della vestizione del kimono – pratica molto complessa e caratterizzata dalla cura quasi maniacale che hanno alcune usanze orientali ai nostri occhi – e del caratteristico trucco “da geisha”, ma non solo: anche il riconoscimento e la preparazione del tè, il canto, la danza e altre attività  caratteristiche delle geishe verranno prese in esame, fortunatamente solo in forma di “assaggio”, in quanto il corso si potrà  approfondire con lezioni aggiuntive. Il corso italiano però non nasce dal nulla: in Giappone sono già  attivi corsi accelerati per diventare geishe, organizzati, tra l’altro, nella stazione termale della cittadina di Ito, dove turiste relativamente danarose potranno scegliere di diventare geishe in uno o due giorni a seconda del tipo di corso, tra una seduta di massaggio e un bagno nei sali. La figura della geisha insomma, dopo un periodo di “riabilitazione” avvenuto anche grazie ad alcuni romanzi e lavori di storiografia che ne hanno rivelato la complessità  e la natura, sembra essere destinata a tornare lo stereotipo giunto in occidente dopo la seconda guerra mondiale, ovvero una specie di cameriera esperta nell’arte della seduzione e con qualche rudimento di canto e ballo. In realtà , la geisha si poteva dire tale dopo un lungo periodo di apprendistato, che iniziava con dure faccende domestiche allo scopo di forgiarne il carattere; diviso in tre fasi, l’apprendistato terminava con il periodo maiko, che da solo poteva durare fino a cinque anni. Durante questo periodo la futura geisha approfondiva diverse discipline, come suonare uno strumento (uno dei più famosi era lo shamisen, strumento di accompagnamento a tre corde), cantare, eseguire complicate danze tradizionali, conoscere il rituale del tè, creare ikebana (complesse e artistiche composizioni di fiori recisi); la geisha si esercitava poi nella calligrafia e studiava poesia e letteratura in modo da risultare colta e interessante con gli ospiti. Le regole morali, di comportamento e di estetica delle geishe erano molto rigide e severe, e lo sono ancora oggi, per quanto questa affascinante figura stia man mano scomparendo in concomitanza con il cambiamento della posizione sociale della donna; il duro tirocinio, poi, viene mal sopportato dalle generazioni più giovani. Di fatto, la figura della geisha, per cui gli uomini ricchi erano disposti a sborsare somme ingenti senza che il rapporto si dovesse necessariamente evolvere in una relazione, rimane avvolta dal mistero, portatrice di valori e implicazioni che rimangono incomprensibili alla cultura occidentale e contemporanea.

fonte: Repubblica




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