Tutti pazzi per internet
di Laura Losi
Quando la rete avviluppa tutta la vostra vita.
Restate alzati fino alle quattro del mattino per navigare, indifferenti agli impegni del giorno dopo? La percentuale del vostro tempo libero dedicata alla navigazione sul web aumenta sempre di più? Iniziate a preferire un tet a tet col pc rispetto a una serata con il vostro partner? Provate un senso di astinenza ogni qualvolta non avete la possibilità di collegarvi anche per brevi periodi? Questi sono solo alcuni dei sintomi della IAD (Internet Addiction Disorder), una dipendenza patologica dal mezzo Internet, ovvero una ricerca incontrollabile del piacere di navigare.
La storia
L’espressione IAD venne coniata dallo psichiatra americano Ivan Goldberg nel 1995, che ne propose propose l’introduzione nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In Italia si iniziò a parlare dei disturbi causati da un’eccessiva dipendenza dal mezzo elettronico nel 1997. Il dottor Tonino Cantelmi definì con l’espressione IRP (Internet Related Psychopathology) una serie di comportamenti patologici quali la dipendenza cyber-sessuale e cyber-relazionale, quella dal net gaming (gioco d’azzardo on -line), e la dipendenza da una quantità eccessiva di informazioni.
Chi e perchè
I soggetti a rischio sono compresi in una fascia d’età tra i 15 e i 40 anni, hanno una buona conoscenza del mezzo, vivono in uno stato di isolamento lavorativo, sociale o geografico, e nel 50% dei casi hanno problemi psicologici e psichiatrici di vario tipo: insicurezza, insoddisfazione verso uno o più aspetti della propria vita, stress, depressione, etc.
Ci si rifugia nella rete per sfuggire alla solitudine o, viceversa, alle relazioni interpersonali; per dimenticare i problemi lavorativi o familiari; per non essere soggetti al giudizio altrui, essendo protetti dall’anonimato; per cercare la comprensione e il rispetto che mancano nella vita reale.
Fuga dalla realtà
Pian piano il soggetto colpito da questa patologia inizia a sostituire il mondo virtuale a quello reale. Inizia a rifiutare i rapporti diretti preferendo quelli nelle chat, nei forum, nei newsgroup, soddisfacendo così il bisogno di sentirsi parte di un gruppo o di una comunità. Reagisce male se qualcosa o qualcuno lo interrompe nella navigazione, e trova scuse con sè stesso e con gli altri per proseguire il collegamento.
Come nelle altre dipendenze (fumo, droga, gioco d’azzardo) l’internet-dipendente nega il problema. Le peculiarità dell’ipertesto gli permettono di stare collegato ore e ore in una navigazione a volte priva di finalità , a danno dei propri impegni quotidiani e della vita privata.
Un fenomeno ancora da esplorare
Mentre in Italia gli studiosi sono ancora cauti nel riconoscimento di questo disturbo, che potrebbe portare ad un’eccessiva demonizzazione del mezzo, in America i casi di dipendenza dal web sembrano molto più frequenti.
Allo stato attuale non è ancora possibile determinare quali siano le alterazioni neurochimiche che accompagnano la patologia. Le manifestazioni fisiche dello IAD sono legate per lo più alla postura necessaria all’utilizzo del mezzo: cefalea, problemi alla vista, frequente mal di schiena e sindrome da tunnel carpale (legata all’utilizzo eccessivo del mouse). Navigare fino ad ora tarda può naturalmente determinare uno stato di stanchezza generale, alterazioni dei normali ritmi di sonno e veglia, nervosismo e instabilità dell’umore.
Dov’è il limite sottile che separa chi ama la navigazione e chi ne ha fatto un bisogno compulsivo? Tra chi vede in Internet la possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità di persona, in un mondo che non sostituisce ma completa quello reale, e chi ne ha fatto il suo unico luogo di socializzazione? In attesa di risposte più approfondite a queste ed altre domande, può aiutare mantenere una visione serena e obbiettiva del World Wide Web, così come della vita al di là dello schermo.
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