Space Cleaning d’autunno, ovvero il coraggio di buttare via.
Tempo d’autunno, tempo di new entry nell’armadio; se lo spazio resta sempre lo stesso mentre i vestiti aumentano, è anche tempo di buttare. Lo space cleaning non è solo un metodo per prevenire l’esplosione del guardaroba, ma anche una pratica consigliata da stilisti ed esperti di look. L’eliminazione sistematica dei capi in disuso evita anche l’insorgere di pericolose tentazioni, come ad esempio il ripescaggio del golfino infeltrito con il ricamo di Titti e Silvestro “che era il mio preferito al liceo”. Lo space cleaning porta anche a limitare l’abuso dei cosiddetti capi che “non passano mai di moda”, affermazione che in realtà vale per pochissimi modelli.

Ci vuole però una buona dose di coraggio per trasferire gli abiti dal nostro armadio ai sacchi della Caritas, e una buona dose di autocritica se si tratta di capi che non abbiamo mai indossato, acquistandoli al grido di “non posso farmelo sfuggire, è un vero affare” o “tanto prima o poi tornerà di moda” o “un paio di pantaloni in più può sempre servire” o ancora “prima o poi ci entrerò”. Come fare a trovare le giuste motivazione per separarsi dai propri tesori?
L’aspetto umanitario è sicuramente un concetto su cui far leva mentre cerchiamo di autoconvincerci ad eliminare il maglione griffato ma disponibile solo di due taglie in meno, che abbiamo acquistato sperando di dimagrire. C’è chi ha bisogno di quei capi per coprirsi e noi li lasciamo giacere inutilizzati nell’armadio: far leva sul senso di colpa è un ottimo stimolante per lo space cleaning.
E poi, perchè mai un giorno dovremmo aver voglia di indossare un vestito che non abbiamo messo in tanti anni, nonostante l’immancabile alternanza delle mode e delle tendenze. Rassegnamoci: se un capo è stato nell’armadio per più di 5 anni, difficilmente è recuperabile, e se mai lo fosse dovremmo fare i conti con la probabile umiliazione di non entraci più. Discorso analogo per magliette e top di cotone che si sono ristretti per l’implacabile effetto del tempo e dei lavaggi: potremmo anche dimagrire, ma difficilmente diventeremo più basse o con le braccia più corte.
Le scarpe sono un capitolo a parte. Ci sono casi in cui ci siamo accorte da subito che i boots appena acquistati non stavano bene nè sotto i pantaloni nè sotto la gonna; eppure non li abbiamo mai buttati sperando in un miracolo. Ci sono le zeppe con cui è proprio impossibile camminare senza rischiare di perdere l’equilibrio. Ci sono i sandali killer che non cedono mai e i cui laccetti continuano a penetrare nella carne ogni volta che li indossiamo. Nella nostra epoca post-femminista, perchè continuare a costringerci a torture e umiliazioni inimmaginabili al solo scopo di apparire più belle? Le scarpe scomode e belle sono una trappola ancora più insidiosa dei vestiti brutti, perchè è più facile cadere in tentazione e indossarle comunque, sfidando il rischio di rovinose cadute e la certezza di dolori costanti, motivate dal “chi bella vuole apparire…” e anche dall’autentico, intenso piacere che proveremo quando ce le toglieremo.
Ma la motivazione più convincente è il pensiero di potersi ritrovare armadio finalmente mezzo vuoto, pronto ad accogliere nuovi vestiti e scarpe ancora tutte da scoprire, da scegliere, da provare e da indossare, motivate da un sincero “non ho niente da mettermi”.
di Laura Losi
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