12 giugno 2007 ~ Seguici anche su Facebook ~ scrivi un commento

NUOVE FRONTIERE DELLA BIANCHERIA INTIMA: Molto pratico o molto brutto?

di Laura Losi

E’ degli ultimi giorni la notizia del raggiungimento dell’ultima frontiera del tanga: il C-string. Il singolare indumento, se così si può chiamare un minuscolo pezzo di stoffa a forma di C che si allarga leggermente ad un’estremità , quella da portare anteriormente, è il risultato dell’evoluzione degli ultimi anni nel campo della biancheria intima femminile, all’insegna del “sempre più micro”.

tanga

 

Il C-string è il parente prossimo del G-string, soprannominato da subito da adepti e non “filo interdentale”, ma accolto a braccia aperte da tutte le migliaia di donne turbate dalla visuale poco estetica delle mutande sottostanti ad un abito attillato. Il C-string, considerato dai maschi, a seconda dei gusti, molto sexy o molto volgare, bollato come poco igienico dai ginecologi e deriso dalle vecchie generazioni, nonostante gli indubbi vantaggi presentava un difetto: le due ridottissime striscioline di stoffa poste sui fianchi. Strizzando la pelle in un punto dove peraltro sono spesso d’istanza le celebri “maniglie dell’amore”, venivano posti drammaticamente in risalto orribili rotolini di grasso. Il C-string, pur nella sua incommensurabile bruttezza, risolve anche questo problema, ottenendo un effetto di totale assenza di biancheria stile Basic Istinct. Ci si chiede se a questo punto non sia più consigliabile evitare semplicemente di indossarla, seguendo il trend lanciato negli ultimi mesi dalla ex reginetta del pop Britney Spears, il che renderebbe sicuramente più felici amanti, mariti e fidanzati.

La notizia della nascita del C-string, apparsa su tutti i giornali, era peraltro prevedibile. Ormai da anni le aziende di biancheria intima hanno ingaggiato una lotta senza esclusione di colpi per inventare capi che “non importa quanto siano brutti, basta che siano invisibili”.

Ancora anni fa, il fatto di acquistare un top che non poteva essere indossato con il reggiseno, per esempio quelli con un’ampia scollatura sulla schiena, ha cessato di essere un problema. In commercio si trovavano infatti delle terrificanti coppe adesive, solitamente in silicone, che si appiccicavano direttamente sui seni con un effetto push-up che arrivava a garantire una taglia in più – e probabilmente, un fidanzato in meno.

Questi prodotti venivano pubblicizzati perfino sulle testate di moda, cosicchè girando pagina tra un tallieur di Chanel e una borsa di Gucci ci si poteva trovare faccia a faccia con quest’oggetto orripilante anche se indossato da splendide modelle.

Come si è arrivati a tutto questo?

Secondo la leggenda, la popolarità  del tanga sarebbe dovuta ad una ragazza brasiliana che avrebbe volontariamente ridotto il suo costume da bagno per farsi notare ad una festa in spiaggia a Rio de Janeiro, mentre l’origine del capo risale agli indigeni del Brasile settentrionale che utilizzavano un tanga con la parte anteriore in ceramica come ornamento. La cultura occidentale ha sicuramente perfezionato questa invenzione, dividendo il capo in tre tipologie (tanga, brasiliana e perizoma) e ideandone innumerevoli modelli di tutti i tessuti e con ogni genere di ornamento, compreso un filo di perle vere nella parte posteriore. Ultimamente un tanga con l’immagine di Buddha è stato ritirato dal commercio per le scandalizzate proteste causate in Tahilandia. Le più grandi griffe si sono impegnate nella produzione di questo capo. Avverrà  la stessa cosa anche per il C-string? Si vedrà , sicuramente c’è ancora meno spazio su cui lavorare.

 




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