No divorzio, no party
di Laura Losi
Film, telefilm e soap opera ci hanno abituato al fatto che in America si festeggia di tutto e che le agenzie di organizzazione di eventi fanno fortuna. Ciononostante, forse la “vecchia Europa” è ancora un pò troppo abbottonata per digerire l’ultima trovata: il divorce party. La domanda che sorge spontanea è: cosa c’è da festeggiare in un divorzio? Evidentemente, in una società all’interno della quale, solo in Italia, si registra un divorzio ogni 4 minuti, e dove spesso il vero legame per sempre è quello per il mutuo, la fine di un matrimonio viene sempre più considerata alla stregua di una rottura tra ragazzini.
Il divorce-party ha infatti l’intento di celebrare il ritorno allo status di single, considerato da molti preferibile alle catene dorate della sacra unione. E se siete abituati a focalizzare l’immagine della donna divorziata come una sorta di Bridget Jones con la fede (ancora per poco) al dito, intenta a vegetare sul divano armata di vodka, cioccolatini e kleenex, vi sbagliate. Oggi il neo-divorziato, sia lei che lui, continua a berci sopra, ma durante un‘elegante ricevimento in grande stile o un’intima ed esclusiva festa in casa. Niente lacrime solitarie o recriminazioni con le amiche; non è più concesso il periodo del look trasandato e la voglia di non vedere nessuno per qualche secolo; è abolita la cosiddetta elaborazione del lutto, scavalcata da un party curato in ogni dettaglio. Sono sorti siti internet come plumparty.com o partybox.com che offrono divertenti gadget e oggettistica varia utile per il divorce party: piattini e tovaglioli con lo slogan “single again” o “no men? amen”, inviti, cd musicali a tema, anelli “unwedding” e altre amenità (tra cui l’immancabile bambolina vodoo).
Nemmeno il party, ovviamente, è per sempre, ma serve come spinta decisiva all’intraprendere una nuova vita; è una sorta di rito di passaggio verso il mondo dei single nonchè la celebrazione di un nuovo matrimonio, quello con sè stessi. Data l’importanza dell’evento, non poteva mancare manualistica ad hoc su come gestirlo: del resto, i libri su come organizzare un matrimonio sono tantissimi, e al giorno d’oggi la frequenza delle due cerimonie si avvicina a grandi passi verso la parità . The Divorce Party Planner, scritto dall’esperta del settore Christine Gallangher, tratta approfonditamente i vari aspetti del divorce-party, mentre le agenzie di organizzazione di eventi stanno iniziando ad attrezzarsi per fornire anche questo ormai indispensabile servizio.
Il divorce party ha tutto l’aspetto di un improbabile incrocio tra una sbronza adolescenziale per dimenticare il fidanzatino fuggiasco e un ricevimento nuziale in piena regola. A qualcuno farà arrabbiare perchè toglie ancora un pezzettino di rispetto al matrimonio come istituzione e come promessa; ad altri farà sorridere perchè ha tutto l’aspetto di un’operazione commerciale redditizia e destinata ad una continua crescita.
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