20 febbraio 2007 ~ scrivi un commento

Un accessorio moda di altri tempi


di Elisabetta Gianfelice

Quando si parla dell’ombrello lo si fa prevalentemente quando prima di uscire di casa ci accorgiamo che il cielo non promette buone condizioni metereologiche e quando imperversa un temporale o la pioggia, in quanto diventa indispensabile per evitare di bagnarci!!

Ma l’ombrello, diventato oggi un semplice ed unico accessorio pratico funzionale ha assunto nel passato una grande importanza e valenza stilistica, simbolo di eleganza e prestigio.

Nel nome ombrello si nasconde la parola ombra, che dichiara la sua funzione originaria di parasole. Infatti lo ritroviamo negli affreschi delle tombe egizie e negli antichi libri cinesi.

La sua origine è certamente orientale, cinese o indiana e la sua immagine è legata alla rappresentazione simbolica del potere divino.

Infatti fin dal XII secolo a.C., l’ombrello divenne simbolo del potere umano, apparteneva alle insegne dell’Imperatore della Cina; anche i re persiani erano gli unici ad avere il privilegio di ripararsi dal sole per mezzo di un ombrello, mentre gli egiziani concordavano tra i nobili tale onore.

Ed è proprio in Egitto che la dea Nut era spesso rappresentate in forma di parasole, con il corpo arcuato a coprire la terra, in atto di protezione e di amore.

Dai greci l’ombrello approdò in occidente, i quali lo associavano al culto di Dioniso e Pallade.

Anche le donne romane quando si recavano ad assistere agli spettacoli al colosseo, durante le giornate ventose, in cui il velarium non poteva essere steso usavano ombrelli di seta decorati con perle e conchiglie, simbolo di lusso e seduzione.

Nel 1176 il doge di Venezia chiese al papa Alessandro III il permesso di apparire in pubblico protetto da un ombrello, simbolo di dignità  e di potenza, che si fece realizzare in prezioso broccato e fili d’oro.

Nel Cinquecento, Caterina de’ Medici fece conoscere ai francesi il parasole, e nel Seicento questo accessorio venne esportato in Inghilterra, dove non ebbe molta fortuna, a causa del clima poco solare.

Nel Settecento ogni dama francese non usciva di casa senza il proprio ombrellino e molti furono i pittori che ritrassero donne e ragazze con questo delicato accessorio.

Fino al 1700 l’ombrello, che era costruito con la pelle o, successivamente, con tela cerata, rimaste un oggetto in uso solo fra i nobili e le classi.

Solo nell’ Ottocento si è iniziato a diffondere l’uso dell’ombrello come parapioggia.

I primi modelli furono molto pesanti e poco maneggevoli, ma Manuel Fox  migliorò la costruzione del bastone e fece in modo che, una volta chiuso, l’ombrello fosse meno ingombrante.

Dagli ombrelli di seta e raso siamo passati nel corso dei secoli a materiali sintetici twill pesante di nylon per la copertura, divisa in otto spicchi, sostenuti da stecche di acciaio.

Il bastone centrale  con il manico all’estremità  viene realizzato in plastica o legno, mentre il terminale detto puntale,la parte che tocca il suolo, si realizza in corno per gli ombrelli italiani, in metallo per quelli inglesi e in plastica per quelli di scarso valore.

L’unica regola da seguire per l’uso dell’ombrello è quella di non arrotolarlo e riporlo quando è bagnato, ma di lasciarlo aperto, asciugando il puntale per evitare che l’ acqua lo macchi.

Pur essendo un accessorio molto elegante, l’ombrello è usato attualmente pochissimo, solo giapponesi e cinesi hanno mantenuto viva la tradizione di utilizzarlo nelle giornate di sole, per questo li vediamo passeggiare nelle nostre città  turistiche con un ombrello per ripararsi e una macchinetta fotografica per immortalare le nostre bellezze.


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