GO AWAY PARIS
di Laura Losi
Nelle ultime settimane la regina incontrastata del gossip è stata indubbiamente Paris Hilton.

La sua ascesa è iniziata mesi fa, con il tormentone delle sue serate con la neo-mamma, neo-divorziata e neo-cattiva-ragazza Britney Spears. Ogni giorno sulle pagine di quotidiani virtuali e non compariva la consueta foto che ne ritraeva l’ultima impresa. E’ stato in quel periodo che Britney Spears e Linsday Lohan, poi pluriricoverate in centri di recupero per alcoolisti e tossicodipendenti, sono state associate a lei come regina della perdizione, additata da folle di genitori inferociti come cattivo esempio per le fragili figlie teenagers. In realtà , Paris stessa si è posta – o è stata posta – fin da subito come anti-eroina, simbolo di una società dove il denaro può comprare ogni cosa, perfida messalina che non contenta del suo conto in banca da capogiro non esita a mettere on line filmati a luci rosse di cui è protagonista, salvo poi negare e fare causa al presunto responsabile. Non solo: una volta acquisita una visibilità in scala mondiale grazie ai suddetti filmati, Paris non ha perso tempo, diventando la caricatura di tutte quelle star, ex modelle, ex attrici, ex cantanti, che si improvvisano solitamente stiliste, o magari firmano un profumo. Lei ha fatto tutto: ha iniziato come modella, poi ha scritto un libro “Confessioni di un’ereditiera”, reportage testuale e fotografico su come diventare belle, famose e provocanti come lei. Non poteva mancare poi la carriera musicale: il suo primo singolo, Stars are Blind, prodotto dalla casa discografica di proprietà della stessa eclettica Paris, la Heiress Record, diventò uno dei tormentoni dell’estate 2006. Come tutte le celebrità dall’alone leggermente trash dei nostri tempi, Paris ha preso parte ad un reality, The Simple Life, insieme alla sua ex amica, Nicole Richie. Infine, per non farsi mancare nulla, Paris è diventata anche stilista, disegnando fra l’altro una linea di abbigliamento per cani, e attrice, esordendo nel 2005 nel film “La maschera di cera”.
Insomma, Paris ha forse abusato un tantino della sua visibilità e del suo denaro, e di sicuro non ha mai fatto nulla per apparire semplice o modesta. Il suo essere estremamente presenzialista, il suo “avere successo” in quasi tutti i campi artistici pur non avendo le capacità necessarie, la sua aria da pornostar unita a continui flirt veri o presunti, l’ostentazione di una vita privilegiata e fatta solo di party e shopping, hanno fatto sì che la collera e la frustrazione della gente comune si riversassero su di lei come una cascata. Paris è diventata l’icona di tutto ciò che risulta odioso nei nostri tempi, nei quali non si muore più di fame ma non mancano pesanti favoritismi ed enormi ingiustizie. Ormai gli attori che recitano e i cantanti che cantano sono merce rara e raramente valorizzata a dovere. Prevalgono i prodotti preconfezionati e attorucoli scelti in base a criteri che nulla hanno a che fare con le capacità recitative. In uno star-system che ormai da tempo non funziona secondo i criteri della meritocrazia, Paris Hilton non costituisce certo una scandalosa eccezione. Eppure il suo personaggio, forse la sua avidità di fare tutto quello che le piace senza badare al giudizio altrui, concetto espresso più volte nel suo libro, l’hanno portata a diventare il capro espiatorio.
La sua vicenda giudiziaria ha mostrato appieno l’entità dell’odio che la gente nutre verso Paris Hilton. Il suo arresto è stato festeggiato più dell’elezione del nuovo papa, mentre la sua scarcerazione dopo tre giorni, poi ritrattata, è stata accolta con un’unanime ondata di indignazione. Mentre Paris era in galera – è stata rilasciata il 26 giugno – ha imperversato la grande campagna mediatica dall’inequivocabile titolo “Go Away Paris”, partita da una canzone “Go away Paris Hilton” , scritta da Mr Smith e incisa dai Citizens for a Better America, comprensiva di un video molto eloquente, e approdata al sito internet www.goawayparis.com, che ha registrato migliaia di adesioni. Non mancano neppure gadget quali t-shirt e cappellini che inneggiano contro Paris.

Difficile non ricordare una vicenda avvenuta alcuni secoli fa – ma, si sa, la storia è ciclica – quando una giovane donna bella, ricchissima e nobile è diventata, per la plebe, la causa di tutti i mali di Francia, e dopo aver subito una campagna diffamatoria a base di libelli pornografici e orrendi pettegolezzi, è stata condannata alla ghigliottina. Oggi su quella donna sono stati scritti fiumi d’inchiostro e sono state prodotti film dai migliori registi, è diventata l’icona glamour dell’ancient regime e la vittima dell’ignoranza e della rabbia plebea. Difficile a questo punto credere che Paris Hilton sia una donna da invidiare.
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